
di ENRICO BISTAZZONI
Autore e conduttore televisivo
È tardi, è ora di andare a letto. Frustrante imposizione con cui un genitore o una nonna metteva fine a un gioco o un programma in tv. Successe qualcosa di simile a Henry James quando aveva sei anni e lui consumò la sua ribellione nascondendosi sotto un tavolo in biblioteca, protetto dall’ampio drappeggio di una tovaglia, rannicchiato su un tappeto, ad ascoltare, diciamo pure spiare, i discorsi dei grandi. Poi la cugina maggiore iniziò a leggere ad alta voce alcune pagine di David Copperfield, che in quello stesso 1849 usciva su rivista. A un tratto la lettura fu interrotta dai singhiozzi del piccolo Henry, di fronte ai soprusi subiti dal suo coetaneo letterario da parte del crudele Mr Murdstone. E questa volta il futuro autore del Giro di vite e Ritratto di signora dovette filarci per davvero a letto. Ma quell’esperienza rimase per lui indimenticabile.
Sentii che ero stato generato a una ricca consapevolezza, sotto il meridiano giusto
ricorderà, dicendoci in pratica che quell’avventura di inquilino indesiderato gli aveva fatto compiere il suo “giro di vite” come lettore, trasformandolo in scrittore.
Mi ha affascinato questo episodio fin dalla prima volta che lo lessi. Non solo per la curiosità della situazione e perché ne è protagonista il grande romanziere americano-inglese, ma per quello stesso sentimento di clandestinità che (lasciando ai pochi privilegiati che possono dirsi scrittori di raccontare come lo divennero) connotò una delle mie prime esperienze di lettore. Un elemento comune con quell’aneddoto, sebbene di pregio diverso, e ci mancherebbe altro. La stoffa di una fine tovaglia in una casa signorile contro la ruvida coperta di una cameretta qualunque. Ma uguale l’intento: un rifugio tutto per sé in cui leggere, ascoltare, pensare, giocare, nascosti alle regole degli adulti.

David Copperfield e i romanzi di Charles Dickens, su cui anni dopo James esprimerà un giudizio tagliente definendolo “il più grande dei romanzieri superficiali”, li avrei letti in seguito, per il momento il “fantasma” inquietante che mi regalò inediti brividi di lettore, nell’ora in cui avrei dovuto spegnere la lampada e mettermi a dormire, mi appariva nelle pagine di un vecchio fumetto di Topolino passatomi da mio padre.

Protagonista nientedimeno che Macchia Nera, Phantom Blot, il personaggio nato nel 1939 dalla matita di Floyd Gottfredson. Boss della malavita di Topolinia e acerrimo nemico del topo investigatore, almeno quanto il buon Pietro Gambadilegno, ma intelligente, un vero e proprio genio del male.
Ricorrenze sporadiche le sue nei giornalini succeduti alle strisce originarie e per me presenza fino ad allora sconosciuta.
Notte dopo notte, seminascosto sotto le coperte, mi appassionavo alle malefatte e ai traffici da gangster dell’incappucciato in nero, arti dinoccolati e occhi oblunghi, indecifrabile come una macchia d’inchiostro, inafferrabile come un fantasma. E il topo più intelligente del mondo, con tutto il suo acume da Sherlock Holmes e la saccenza da primo della classe, aveva il suo bel da fare per venirne a capo. Spaventoso e affascinante come Long John Silver, minaccioso come la macchia nera spiattellata sulla mano del vecchio lupo di mare alla locanda “Ammiraglio Benbow”.

Non posso dire che da allora il suo ricordo turbi i miei sogni come il pirata dalla gamba di legno quelli di Jim Hawkins, o mi faccia “drizzare sul letto” nel mezzo della notte al “rombo delle onde sulla spiaggia”. Questo no. Il mare poi è decisamente più calmo sotto la mia finestra, attutito dal molo frangiflutti dell’età adulta, che brucia di inquietudini diverse. Tuttavia mi è rimasta impressa quella sensazione di clandestinità, di lettura segreta nell’ora in cui i ragazzi dovrebbero già dormire, gli occhi sulla storia criminale di Macchia Nera, le orecchie ai rumori provenienti dal corridoio, nel caso mio padre aprisse la porta della cameretta e mi rimproverasse perché non avevo ancora spento la luce.
Se c’è un momento simbolico in cui divenni lettore, non ho dubbi, fu quello, quando mi coricavo volentieri pur di riprendere la storia dove l’avevo interrotta la notte precedente, cedendo infine al sonno.
Del resto, non si legge forse per questo? Per ingannare le ombre notturne e prolungare il tempo in cui possiamo godere della luce, in un angolo tutto per noi.
ROMA MAREMMA EXPRESS
Il diario di un pendolare divertente e acuto, che svela la letteratura sempre in agguato tra scompartimenti e stazioni della vita.